martedì 26 agosto 2008

Una emergenza di 15 anni


“La Campania è una delle regioni in cui si producono meno rifiuti: 435 kg per abitante nel 2005 rispetto alla media nazionale di 539 kg.”
Questo è quanto è emerso da un rapporto dell’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti. Leggendo questo dato viene spontaneo chiedersi come si sia arrivati a questa catastrofica situazione. Le ragioni sono tante: errori tecnico-amministrativi soprattutto di interesse politico, gestioni affidate a esponenti della malavita organizzata, e appalti per lo smaltimento vinti da società che non avevano e non hanno tuttora i mezzi per combattere la crisi.

Ma partiamo dall’inizio: il problema ha avuto origine nel 1994 quando alcuni impianti per il riciclaggio dei rifiuti sono stati dichiarati non a norma, e quindi non sono mai diventati operativi. Da allora la raccolta dei rifiuti si è diradata ed i cittadini hanno iniziato a cercare vie alternative per lo smaltimento. Per ripulire le strade ormai contornate da cumuli di rifiuti hanno iniziato a dare fuoco la spazzatura spesso incentivati dalla criminalità organizzata che traeva un duplice vantaggio: da un lato smaltiva i resti dei traffici illegali e dall’altro si guadagnava il consenso della popolazione che ormai la vedeva come unica speranza di venire a capo al problema. Di li a poco la camorra si è infiltrata nella gestione dei rifiuti, presentandosi alle varie gare d’appalto indette dalla regione per lo smaltimento: garantivano bassi costi senza tener conto della pericolosità dei loro metodi, infatti è in questo periodo che il tasso di mortalità in Campania inizia a crescere insieme al numero di tumori provocati dalla presenza di diossina nell’aria. Dal rapporto Ecomafia 2008 di Legambiente emerge che con questo metodo le mafie si sono accaparrate 18 miliardi e 400 milioni di euro, che equivalgono ad un quinto delle loro entrate totali. Questi reati hanno portato la Campania insieme alla Calabria in cima alla classifica delle regioni con più reati ambientali (circa il 30% sul totale italiano, nda).

Lo stato di allarme è stato dichiarato l’11 febbraio 1994 mentre per avere la prima vera svolta bisogna aspettare fino al 1998, anno in cui il presidente della regione Campania (Antonio Rastrelli, nda) indice la gara d’appalto. Alla sua conclusione, avvenuta nel 2000 (sotto la presidenza di Antonio Bassolino, nda) l’impresa scelta come più idonea risulta l’Impregilo, che ha presentato tempi e costi inferiori rispetto alle rivali ma un progetto di qualità scadente.

L’Impregilo è una multinazionale leader nel settore di costruzioni e dell’ingegneria italiana. Opera su scala mondiale pur essendo stata più volte denunciata per gravi reati quali corruzione e concussione ed addirittura per sfruttamento del lavoro e per reati ambientali. L’opera italiana più conosciuta affidata all’Impregilo è la ristrutturazione di alcuni tratti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria (che sarebbe dovuta terminare entro Febbraio 2008, nda), oltre al progetto del ponte sullo stretto di Messina, accantonato nel cambio di governo del 2006 ed ora riproposto dall'attuale governo Berlusconi. Il 31 luglio 2007 l’odissea campana è giunta alla conclusione più ovvia: l’iscrizione nel registro degli indagati di Antonio Bassolino, dei vertici Impregilo (Piergiorgio e Paolo Romiti, nda), nonché della società stessa.


A fine 2007 è uscito un documentario Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero dal titolo "Biutiful Cauntri" distribuito in alcune (poche) sale del paese ed ora disponibile in dvd che fotografa una situazione agghiacciante in tutto il territorio campano

Consigliamo a tutti quelli che ne hanno possibilità di guardare questo documentario per provare alemeno a porsi una domanda fondamentale: "Perchè?"

Dalla scheda del film:

"Allevatori che vedono morire le proprie pecore per la diossina. Un educatore ambientale che lotta contro i crimini ambientali. Contadini che coltivano le terre inquinate per la vicinanza di discariche.
Storie di denuncia e testimonianza del massacro di un territorio.
Siamo in Italia, nella regione Campania dove sono presenti 1200 discariche abusive di rifiuti tossici. Sullo sfondo una camorra imprenditrice che usa camion e pale meccaniche al posto delle pistole.
Una camorra dai colletti bianchi, imprenditoria deviata ed istituzioni colluse, raccontata da un magistrato che svela i meccanismi di un’attività violenta che sta provocando più morti, lente nel tempo, di qualsiasi altro fenomeno criminale.
Ci siamo chiesti come sia possibile che nel 2007, in Italia, si possa vivere così…"

Fonti:

www.wikipedia.org | www.repubblica.it | www.legambiente.eu www.osservatorionazionalerifiuti.it | http://ecoalfabeta.blogosfere.it |www.biutifulcauntri.it

Siti consigliati:

Le previsioni del cancro

I crimini del capitalismo italiano nel mondo: L'Impregilo

Video consigliati:

Napoli: Emergenza rifiuti finita?

Trailer Biutiful Cauntri

sabato 16 agosto 2008

Risultati sondaggio "Il silenzio olimpico"

Domanda:
Dopo l’invito del ministro Meloni agli atleti azzurri a disertare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi il Presidente del Coni Petrucci ha affermato: "La politica non sostituisca lo sport", sei d’accordo con questa affermazione?

50% - La Cina non ha mantenuto gli impegni ma boicottare la cerimonia d'apertura non servirebbe
34% - No, la cerimonia andrebbe boicottata
16% - Si, la politica deve restare fuori dai Giochi Olimpici
(voti totali: 18)

lunedì 11 agosto 2008

Il vicolo cieco del nucleare

Di recente, è tornato alla ribalta il tema dell’energia nucleare, dopo che l’attuale governo ha dichiarato la sua intenzione di seguire questa strada per risolvere il problema dell’approvvigionamento energetico del nostro paese. Molti sono però i pareri contrari: riportiamo di seguito qualche estratto da interviste e articoli che spiegano con chiarezza le perplessità legate a questa soluzione.

Jeremy Rifkin, economista ed autore di fama mondiale
Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso: qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo, benché questo metodo di produzione non crei emissioni di CO2. Vi spiego le ragioni.
Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che crede che si possano rimpiazzare questi 439 impianti nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo, continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. Per averne, gli impianti dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione totale. Ma per raggiungere questo tasso dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Usiamo l'energia atomica da 60 anni e ancora non sappiamo cosa fare con le scorie. L'industria ci aveva detto: "Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie". Sessant'anni dopo questa industria ci dice "Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela", ma ancora non sanno come fare.
Inoltre, l'agenzia internazionale per l'energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo così morire i 439 impianti nucleari che producono il 5% dell'energia del mondo. Potremmo prendere l'uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio. Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un'epoca di potenziali attacchi terroristici? Credo sia folle.
E infine, una cosa importantissima: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell'energia atomica [sempre citata come esempio da seguire dai politici favorevoli al nucleare, nda]. Questo e' quello che la gente non sa: il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, e' servita a raffreddare i reattori nucleari. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l'estate perchè l'aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete e' che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricità. Dove pensano di trovare, l'Italia e gli altri Paesi, l'acqua per raffreddare gli impianti se non l'ha trovata la Francia?

Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, riguardo in particolare il problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi
Quando è stato costruito l’ultimo reattore negli Stati Uniti d'America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro, che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il grave problema dell'eliminazione dei rifiuti radioattivi. Con vari metodi sono inceneriti, triturati, macinati, pressati, vetrificati e inglobati in fusti impermeabili a loro volta disposti in recipienti di acciaio inossidabile, veri e propri sarcofaghi in miniatura.
Queste "vergogne" dell'energia nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e marine. Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere dei fusti con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelli che aspettano di esserlo. Ci liberiamo di un problema passandolo in eredità alle generazioni future, perché queste scorie saranno attive per millenni.
La sicurezza assoluta non esiste neppure in quest'ultimo stadio del ciclo nucleare. I cimiteri radioattivi possono essere violati da terremoti, bombardamenti, atti di sabotaggio. Malgrado tutte le precauzioni tecnologiche, lo spessore e la resistenza dei materiali in cui questi rifiuti della fissione sono sigillati, la radioattività può, in condizioni estreme, sprigionarsi in qualche misura, soprattutto dai fusti calati nei fondali marini. Si sono trovate tracce di cesio e di plutonio e altri radioisotopi nella fauna e nella flora dei mari più usati come cimiteri nucleari. Neppure il deposito sotterraneo, a centinaia di metri di profondità può essere ritenuto secondo me, completamente sicuro. Sotto la pressione delle rocce, a migliaia di anni da oggi, dimenticate dalle generazioni a venire, le scorie potrebbero spezzarsi o essere assorbite da un cambiamento geologico che trasformi una zona da secca in umida, entrare quindi nelle acque e andare lontano a contaminare l'uomo attraverso la catena alimentare. A mio parere queste scorie rappresentano delle bombe ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci saremo per risponderne personalmente.


In pochi punti molto chiari e concisi, il parere di Greenpeace
Puntare sul nucleare è una follia perché:
- dopo sessant'anni di ricerca la gestione delle scorie nel lungo periodo rimane un problema irrisolto;
- le riserve di uranio nel mondo si esauriranno prima di gas e petrolio, tra circa cinquant'anni;
- è tra le fonti più costose;
- non ci renderà energeticamente indipendenti dall'estero: l'Italia dipenderà da quei Paesi che hanno l'uranio e detengono i brevetti delle centrali di terza generazione;
- le centrali nucleari sono un obiettivo sensibile per attentati terroristici.

Promemoria sul nucleare
- 439 sono i reattori nucleari funzionanti nel mondo (104 USA, 59 Francia, 55 Giappone, 31 Russia), questa produzione copre il 6,4% di tutta la energia prodotta nel mondo, e il 15% dell'energia elettrica mondiale
- il fotovoltaico copre il 6,4 della produzione globale di elettricità (fonte European Photovoltaic Industry Association), cresce del 40% annuo
- nel 2006 l'eolico copriva l'1% della produzione globale, cresce del 25% annuo
- dal 1978 negli Usa e dal 1991 in Francia non sono state più costruite nuove centrali nucleari
- secondo AIEA (agenzia internazionale energia atomica) le riserve di uranio sono di 4,7 milioni di tonnellate e si trovano in Australia (28%), Kazakistan (18%) e Canada (12%)
- l'uranio andrà in esaurimento a consumo attuale, nel 2055, con nuove centrali molto prima. Il costo dal 2005 al 2008 si è quadruplicato (da 20 a 85 dollari)
- problema irrisolto: lo stoccaggio delle scorie. Solo gli USA hanno realizzato una soluzione, ma soltanto per lo stoccaggio delle scorie di 2° grado, mentre resta incerto il destino delle scorie di 3° grado (ad alta radioattività), che restano accantonate all'interno delle centrali
- nessuna persona onesta è in grado di definire il costo del kilowattora nucleare, perché al prezzo di costruzione della centrale, quelle di ultima generazione costano 4/5miliardi di dollari (fonte Rubbia), si deve aggiungere, dopo circa 40 anni di esercizio, il costo dello smantellamento e lo stoccaggio delle scorie, processo che costa più della costruzione della centrale nuova, a cui si deve aggiungere il costo della sorveglianza dei siti di stoccaggio per centinaia di anni
- per costruire la centrale Usa di Maine Yankee negli anni 60 sono stati spesi 231 milioni di dollari, recentemente ha finito il suo ciclo produttivo e per smantellarla sono stati stanziati 635milioni di dollari.

Video consigliati:
Intervista a Jeremy Rifkin

Fonti:
www.beppegrillo.it | www.zonanucleare.com | www.straker-61.blogspot.com | www.greenpeace.org

giovedì 7 agosto 2008

Il silenzio olimpico

Non c’è pace per il governo cinese.
A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino, evento che negli ultimi mesi ha messo a nudo tutte le enormi mancanze di questo nuovo, imponente protagonista della scena economico-sociale mondiale, esce un nuovo rapporto di Amnesty International dall’inequivocabile titolo “Conto alla rovescia verso le Olimpiadi: le promesse mancate!”
Il rapporto valuta il comportamento delle autorità cinesi in quattro aree strettamente collegate ai valori fondamentali dell'Olimpismo: la persecuzione degli attivisti per i diritti umani, la detenzione senza processo, la censura e la pena di morte.
Secondo Amnesty, in questi ultimi mesi, la situazione dei diritti umani in Cina è peggiorata nella maggior parte di queste aree. Nel periodo che ha preceduto i Giochi, le autorità cinesi hanno imprigionato, posto agli arresti domiciliari o allontanato a forza chi avrebbe potuto minacciare l'immagine di "stabilità e armonia" che il Governo intende presentare al mondo.
La replica arriva dal portavoce del ministro degli Esteri Li Jianchao, che spiega alla Bbc: ''Spero che Amnesty International si tolga gli “occhiali sporchi che indossa da anni e guardi alla Cina in maniera obiettiva e più costruttiva''.

Ma più che i dati e le fredde cifre, ciò che secondo noi più riesce a mettere a nudo l'ipocrisia della politica e degli interessi economici…sono le storie.
Le storie disegnano la vita, e la vita ascoltata riesce a raccontare un concetto, un argomento o una situazione meglio di qualsiasi camionata di dati statistici.
Leggiamo assieme allora la storia di Tsondue, un monaco del monastero Kirti di McLeod Ganj, a Dharamsala, la capitale del Tibet.
Tsondue non parlava da 4 anni ed ora anche lui ha deciso di rompere il suo voto per una sola volta, per raccontare una storia, la sua.

“Vengo da Golog, nella provincia di Amdo, in Tibet, dove ho trascorso l’infanzia con la mia famiglia di pastori nomadi. Mia madre è morta quando avevo otto anni, mio padre quando ne avevo sedici. Rimasto orfano, ho seguito la mia tribù nomade per altri tre anni, fino al mio ingresso nel monastero Kirti di Nawa. Lì, all'età di diciannove anni, mi fu data, per la prima volta in vita mia, la possibilità di studiare. Al tempo non sapevo leggere, né scrivere ed entrando in monastero avrei dovuto dedicare i successivi dieci anni allo studio.
Dieci anni!”, ripete con l'entusiasmo di quel momento che ancora gli balugina negli occhi.
“Ma le cose andarono diversamente. Nel 1989, quattro anni dopo l'inizio della mia vita nel monastero, un'ondata di proteste scatenatasi a Lhasa si è diffusa in tutto il Tibet. Con altri tre monaci, avevo in programma di prendere attivamente parte alle manifestazioni, ma, prima che fosse possibile, la polizia mi colse mentre affiggevo un poster in difesa del Dalai Lama e mi arrestò. Mi interrogarono in dieci, cercando di estorcermi i nomi dei miei compagni. In seguito al mio ostinato rifiuto di denunciarli, fui e picchiato e torturato”.
Tsondue porta ancora i segni di quell'episodio su mani, braccia e schiena.
“Mentre mi pestavano con i bastoni – ricorda – i poliziotti mi deridevano, dicendomi che il Dalai Lama sarebbe senz'altro accorso a salvare un uomo tanto coraggioso. Lo scherno, perfino più del dolore fisico, rese la situazione intollerabile: persi i sensi diverse volte.
Dopo un mese di interrogatori fui condannato a due anni di reclusione nella prigione di Nawa. In carcere passai il mio tempo con prigionieri cinesi, provenienti per la maggior parte da altre regioni del Paese. Dopo una vita passata in completo isolamento rispetto alla popolazione cinese, nella solidarietà che deriva dalla condivisione della stessa sofferenza, feci amicizia con dei cinesi.
Una volta rilasciato, tornai nel mio monastero ma fui mantenuto sotto stretta sorveglianza. La mia stanza fu sottoposta a periodiche perquisizioni, nell'ultima delle quali, nel 1994, i poliziotti trovarono una foto del Dalai Lama e mi chiesero di presentarmi al commissariato il giorno successivo. Quella notte, solo e senza avvisare nessuno nel monastero, fuggii sulle montagne di Golog, dove per sei mesi mi nascosi dai poliziotti inviati sulle mie tracce.
Poi, l'ultima notte dell'anno, scappai verso Lhasa e lì, con un amico, pagai una guida che ci conducesse attraverso il confine del Nepal; in seguito, mi rifugiai in India. Da allora – dice scuotendo tristemente la testa – non sono mai tornato a casa.
I miei sentimenti sono di speranza. In passato giunsi al punto di voler uccidere coloro che mi avevano arrestato, torturato e costretto a lasciare la mia casa e quando partii dal Tibet ero pieno di rabbia. Poi, però, ebbi la fortuna di ascoltare gli insegnamenti del Dalai Lama e finalmente capii: non esiste alcun beneficio nella violenza, in nessun caso, da nessuna delle due parti. Sono riuscito a perdonare tutti quelli che mi hanno fatto del male. Ora non ho che compassione per loro, perché mi rendo conto che sono vittime, proprio come lo sono io e il mio popolo: vittime delle condizioni, dell'ignoranza, della politica. Prego ogni giorno perché arrivi il momento in cui cinesi e tibetani possano recuperare la storia di fratellanza che hanno costruito vivendo fianco a fianco per secoli.”

Con un ultimo inchino, Tsondue sorride, si alza e si dirige verso la porta. Prima di uscire si ferma e mi guarda negli occhi. Quello sguardo risoluto e sereno è ora completamente puntato su di me: “Racconta la mia storia”, mi chiede, “per favore”. E aggiunge: “Non voglio che chi ascolta stia dalla mia parte, perché finché esistono parti opposte non esiste pace. Bisogna che ciascuno capisca, da sé, qual è la strada verso verità e libertà”.
Poi china leggermente il capo e, con passo lento, va via. Tornando al suo silenzio.

La situazione tibetana era tornata prepotentemente attuale all’inizio del cammino della fiaccola olimpica nel marzo scorso, quando negli scontri di Lhasa ci furono oltre 100 morti e numerosissimi arresti tra i manifestanti e i partecipanti agli scontri di protesta.
Poi tutto si è sgonfiato, il silenzio, questa volta non spirituale ma omertoso, è ritornato più forte delle grida di libertà.
Eppure la protesta non si è assopita, anche oggi circa 300 tibetani, fra cui molti monaci e monache buddiste, sono stati arrestati dalla polizia nepalese mentre marciavano silenziosamente a Kathmandu per protestare contro l'occupazione cinese.
La polizia è intervenuta in massa, arrestando i manifestanti e usando bastoni contro di loro.
Il silenzio è l’altare dei saggi e il nascondiglio degli ipocriti.
A pochi giorni dalla olimpiadi Tsondue torna nel suo silenzio, noi invece non possiamo tacere.

Citazione:
I giorni e le notti
suonano
in questi miei nervi
di arpa

Vivo di questa gioia
malata di universo
e soffro
di non saperla
accendere
nelle mie
parole.


("Poesia" di G. Ungaretti)

Link consigliati:
Scarica il rapporto “Conto alla rovescia verso le Olimpiadi: Le promesse mancate” di Amnesty International

Fonti:
"La storia di Tsondue" è un articolo di Annalisa Merelli su www.peacereporter.net
www.adnkroson.it | www.amnesty.it | www.repubblica.it

Risultati sondaggio "Lodo Alfano"

Domanda:
Sei d’accordo con la decisione del Capo dello Stato, garante della Costituzione, di controfirmare il Lodo Alfano?

97% - No, avrebbe dovuto rimandare il provvedimento alle camere
3% - Si, è stata una scelta corretta
(voti totali: 27)

domenica 3 agosto 2008

Travaglio al Forum dei Giovani

Pungente, preciso, esplicito, satirico..insomma: Marco Travaglio.
Il solito Travaglio che, a Bellaria, sabato 12 luglio, è intervenuto nell’ambito del primo raduno dei giovani dell’Italia dei Valori. Chi si aspettava la presentazione del libro “Se li conosci li eviti” è rimasto deluso dato che Marco, ormai stufo per sua stessa ammissione di ripetere le stesse cose da ormai tre mesi, ha preferito annunciare l’uscita del suo nuovo libro ("Bavaglio", nda) per poi soffermarsi su temi più inerenti al contesto dell’evento.

Uno dei punti cardine sui quali il giornalista ha costruito il suo intervento è senza dubbio il conflitto d’interessi, chiave di volta di un sistema corrotto e mosso in maniera incontrollabile verso la deriva, per citare Gian Antonio Stella. Già, perché a detta di Travaglio è questo che ha portato alla situazione odierna in Campania, all’attuale convivenza forzata con la mafia, ed è per questo che nascono il lodo Alfano e il pacchetto sicurezza, vere piaghe che contrappongono i nostri interessi a quelli dei politici che ne parlano.

Travaglio ha lanciato il primo affondo parlando della lotta alla mafia che dura ormai da 150 anni, sottolineando lo scarso impegno con cui si porta avanti questa guerra prendendo in prestito l’espressione dell’allora ministro Lunardi: “Se non si può abbattere la mafia allora bisogna conviverci…”

Tra gli applausi dei numerosi giovani che hanno gremito la sede del congresso ha continuato la sua offensiva trattando il problema della spazzatura che si protrae ormai da 15 anni in Campania. La sua condivisibile critica si è rivolta particolarmente a Guido Bertolaso, riconfermato commissario straordinario all’emergenza rifiuti nonostante i ripetuti fallimenti nel tentativo di smaltimento. Travaglio si è soffermato appunto sulla strana deroga alla legge sui rifiuti che decreta che le scorie tossiche per tutto il resto dell’Europa, non lo sono invece per la Campania.

A questo punto, prima di affrontare l’inevitabile tema del reato di clandestinità, il giornalista ha parlato del made in Italy, ed in particolare della nostra compagnia aerea di bandiera, l’Alitalia, introducendo l’argomento chiedendosi come mai l’Alitalia sia in crisi economica nonostante sia sempre maggiore la richiesta di volare da parte degli italiani. Il debito della compagnia è stato in parte risanato dal prestito ponte concesso dallo stato italiano, firmatario Prodi. A proposito di questo prestito, non si sa neanche se sia stata una soluzione efficace, in quanto in seguito ad una sentenza della UE del 2001, l’Alitalia non avrebbe potuto ricevere soldi dallo stato fino al 2011, se non a determinate condizioni, ad esempio la restituzione entro 30 giorni. Tale prestito sarebbe stato erogato dal maggiore proprietario di Alitalia, l’Iri (98,4% delle quote Alitalia), azienda statale destituita però nel 2002. L’ultima sentenza del 9 luglio 2008 della UE sembra però dare ragione ad Alitalia, ma la battaglia legale non finisce qui. Chi vivrà vedrà. In questa situazione ora farebbe comodo la soluzione Air France, proposta inizialmente da Prodi ma rifiutata da Berlusconi, il quale in seguito l’ha riproposta. Air France, disponibile ad una prima contrattazione, ha declinato definitivamente l’interesse per la compagnia italiana.

L’ultima cartuccia della serata è stata sparata contro il pacchetto sicurezza, definito da Travaglio un “pacco”. Infatti questo pacchetto anti-crimine prevede l’inasprimento delle pene per i reati più comuni quali stupri, scippi, rapine, uso e consumo di droghe ed allo stesso tempo un indulto per ridurre la detenzione dei criminali che hanno commesso questi stessi reati. Inoltre in questo “pacco” è compresa anche una sospensione per un anno dei processi anteriori al 30 giugno 2002. Rimanendo sempre in tema di processi, non potrà più essere divulgata alcuna informazione riguardo a quelli in corso. Così recita infatti il nuovo articolo 114 del codice di procedura penale:

«È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto o nel contenuto, di atti di indagine preliminare, nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.»

Con buona pace di chi continuava a giocare la schedina del totocalcio ai tempi della Juve di Moggi, o di chi ancor peggio mandava i propri parenti a curarsi in quella macelleria che era il Santa Rita di Milano. In questa alchimia di controsensi e assurdità non potevano mancare le prime leggi razziali dopo quelle del lontano 1925…allora si parlava di fascismo. Queste nuove leggi prevedono un’aggravante razziale: un crimine, commesso da un extracomunitario è punito più severamente rispetto al medesimo commesso da un italiano. La seconda geniale trovata di questa legge è quella di controllare tramite impronte digitali i bambini rom: secondo Travaglio l’idea delle impronte è pienamente condivisibile ed utilizzata in vari paesi come gli Stati Uniti, ma non si spiega perché gli unici ad essere schedati debbano essere i rom.

Questo intervento che qui potete leggere riassunto è in realtà durato più di un’ora ed ha catturato senza sosta l’attenzione di tutta la platea della quale facevano parte, oltre al leader IDV Antonio Di Pietro, il premio Nobel Dario Fo e la sua consorte Franca Rame, applauditissimi in particolare per la loro introduzione alla serata.

Video consigliati:
Intervento di Travaglio
Intervento di Dario Fo

Fonti:
http://corporate.alitalia.it
| www.ansa.it | www.wikipedia.it | www.giustizia.it