martedì 30 settembre 2008

Persone o individui?

Proponiamo un articolo di Eugenio Scalfari che ci ha colpito in modo particolare per l'attenta analisi che opera sulla società odierna; leggetelo con attenzione, speriamo che cambi il vostro modo di vedere le cose e di fare le scelte.

[...] Tuttavia la luna di miele tra il Cavaliere e una robusta maggioranza di italiani continua. Anzi si rafforza. Nonostante le ristrettezze economiche, nonostante alcuni buchi non da poco nella politica finanziaria del governo, nonostante un bel po' di misure oggettivamente sbagliate, nonostante il disagio crescente di vaste categorie sociali e professionali, la luna di miele perdura. Si consolida.

Diventa strutturale o almeno così sembra. Come mai? Alcuni osservatori si sono posti il problema e hanno dato le loro risposte. In particolare su questo giornale che per sua natura e per la qualità dei suoi lettori è il più sensibile a queste questioni e forse il meglio attrezzato per affrontarle.

Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, in una lettera pubblicata ieri su Repubblica ci rimprovera perché secondo lui noi non abbiamo capito il fenomeno Berlusconi. Lo attribuiamo - erroneamente - alle sue capacità di demagogo, al suo dominio televisivo e/o alla dabbenaggine di tanti italiani che ripongono in lui la loro fiducia.

"Non avete capito niente" incalza Bondi. "Berlusconi avrà pure i difetti che voi gli avete cucito addosso, gli italiani saranno pure un popolo di allocchi al seguito di un pifferaio, ma la sua vera natura è di essere un modernizzatore e un semplificatore. Conserva le tradizioni ma le modernizza. Decide. Fa girare le ruote della storia. Insomma è uno statista. Se la sinistra non si rende conto di questo e non depone i suoi pregiudizi elitari, scomparirà". Così a un dipresso il nostro ministro della Cultura, che è assolutamente convinto di quanto ci scrive.

Non si stupisca Bondi se, dal canto mio, dico che c'è del vero nella sua visione berlusconista: un modernizzatore che conserva le tradizioni, trasforma l'antropologia sociale e riforma lo Stato. Non un fenomeno effimero ma durevole.

Ce n'è stato più d'uno nella storia dell'Italia moderna. Alcuni di grande livello, altri di mediocre spessore, altri ancora pessimi. Cavour, Giolitti, De Gasperi appartengono alla prima categoria; Bettino Craxi alla seconda. Alla terza - quella dei pessimi - Benito Mussolini. Dove collochiamo l'attuale "premier"?
Bisognerebbe lasciare il giudizio agli storici che rivisiteranno il passato a qualche decennio di distanza, ma anche noi contemporanei abbiamo il diritto di esprimerci. Secondo me Berlusconi va collocato a buon titolo tra i pessimi. La sua modernizzazione procede a ritroso, non è una riforma ma una controriforma. Il suo rispetto delle tradizioni riguarda la loro ritualità e non la loro viva sostanza. Basti guardare al suo rapporto con la Chiesa, che è addirittura blasfemo: non riguarda il cristianesimo ma gli interessi della gerarchia. La stessa cosa avviene quando affronta temi di fondo: la sicurezza, l'immigrazione, la giustizia, la scuola, l'economia, il federalismo, la Costituzione.

Nei primi anni del Novecento Sidney Sonnino lanciò lo slogan "torniamo allo Statuto" (quello promulgato mezzo secolo prima dal re di Sardegna Carlo Alberto). Credo che anche a Berlusconi piacerebbe tornare allo Statuto albertino mettendo se stesso al posto del re. Tutto il resto va di conseguenza.

Gli italiani sono un popolo di allocchi? Non più e non meno di tutti i popoli del mondo. Guardate alla campagna elettorale in corso negli Stati Uniti. Guardate a quella francese di un anno fa: può decidere una battuta, una foggia, un gossip, una promessa lanciata al momento giusto.

Il dominio dei "media" non conta? Non si capisce, se non contasse, perché chi quel dominio ce l'ha non se ne sbarazza nemmeno per tutto l'oro del mondo.

Gli individui di qualunque latitudine pensano innanzitutto alla propria felicità e si arrangiano per realizzarla. Poi, se hanno tempo e spazio, considerano anche la felicità del loro popolo, il bene comune.
"Quando il popolo si desta / Dio si mette alla sua testa / la sua folgore gli dà": così cantavano i poeti del nostro Risorgimento. Ma bisogna che il popolo si desti, cioè che gli individui divengano un popolo. Il che avviene molto di rado.

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Immanuel Kant scrisse nella sua Critica della ragion pura che il peggior pregiudizio è non avere pregiudizi. Lo ricorda Todorov nel suo saggio sull'illuminismo. Sembra un paradosso ma coglie invece un aspetto importante della realtà perché il pre-giudizio è un'ipotesi di lavoro che serve ad orientare la ricerca di una soluzione. Chi non ha un'ipotesi di lavoro procede alla cieca, agisce e decide sulla base dell'emotività propria e di quella della folla. Dei sondaggi. Delle reazioni degli alleati e degli avversari.

Il modernizzatore-tradizionalista-controriformista non ha alcun pre-giudizio. La sua bussola sono i sondaggi e il favore della folla. La folla è la somma degli individui, non è un popolo. La folla è cera molle nelle mani di chi sappia manipolarla. Si tratta di un'arte, non di una scienza e in quell'arte il Nostro è maestro. Perciò è il massimo fautore d'una società "liquida", dove i nuclei associativi, i contropoteri, la pluralità organizzata siano ridotti al minimo.

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La società liquida è un tipico aspetto della modernità a patto che i contropoteri e le istituzioni di garanzia siano in grado di tutelare l'eguaglianza di tutti i cittadini, la libertà di accesso, l'esercizio dei diritti. Se questi presupposti mancano o sono deboli la società liquida non è un aspetto della modernità ma un ritorno all'antico, dal popolo alla plebe. Inoltre favorisce il rafforzamento di corporazioni e di mafie.

La globalizzazione porta con sé società liquide, professionalità ondivaghe e precarie, diritti incerti, mercati senza regole, contropoteri evanescenti. Le crisi assumono ampiezze e intensità mai viste prima, come avviene per gli uragani che sconvolgono i mari e le terre di pianura senza montagne che frenino il furore del vento.

Di fronte a crisi globali lo Stato si ripropone come l'assicuratore di ultima istanza. Riassume i pieni poteri. Non tollera controlli. Semplifica. Spazza via gli ostacoli. Confisca i diritti che possono frenarlo. In una società globale e liquida il potere si identifica con i governi nazionali. Il nazionalismo torna ad essere preminente nelle scale valoriali. I fondi sovrani diventano strumento di potenza e volontà di potenza.
Guardatevi intorno e vedrete che questa è la realtà che ci circonda. E per tornare ai casi nostri, di noi italiani, importa poco stabilire se il "format" berlusconiano sia una causa o un effetto, se sia duraturo o precario. Quel "format" c'è ed è all'opera da quindici anni. Non accenna a indebolirsi.

Dobbiamo unirci a chi lo applaude? Dobbiamo scegliere l'indifferenza e l'estraneità? Dobbiamo capirne la natura e resistergli? Il mio pre-giudizio è di resistergli avendone capito la natura. Sono molto affezionato ad un pre-giudizio che non mi impedisce di comprendere il diverso da me né di sognare e operare per una società dove i diritti e i doveri siano eguali per tutti e non ci sia solo tolleranza ma amore. In un mondo democraticamente ideale la tolleranza è offensiva rispetto all'amore e la tolleranza zero è una turpe bestemmia. Lo dicono anche i preti e questa volta sono d'accordo con loro.

(Eugenio Scalfari)

martedì 23 settembre 2008

Alitalia, né ali né Italia

Giovedì 18/09/2008 alle ore 15.50 è stata detta la parola fine alla vicenda che ha tenuto banco negli ultimi mesi: la crisi Alitalia.
Lo si è stato fatto nel modo che tutti ultimamente ci aspettavamo, ma a cui nessuno pareva voler credere fino all’ultimo: “Vuoi che facciano fallire Alitalia?!!” oppure “Ma tanto all’ultimo si inventano qualcosa e la salvano…in fondo è pur sempre la nostra compagnia di bandiera!!” sono le frasi tipiche che si sentivano nei bar e nei salotti di tutta Italia.
Quasi come a non voler recepire un messaggio di stordimento economico, di recessione (annunciato oggi dalla Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia) che coinvolge l’Italia, e una situazione di interessi privati, e non pubblici come si vuol far credere, che ormai stanno rovinando il Belpaese.
Riassumendo gli ultimi eventi si può dare una facile dimostrazione al teorema Alitalia. Il licenziamento di migliaia di persone ne sono il più immediato corollario. Sulla stima esatta degli esuberi è d’obbligo una certa prudenza per il momento.

Ma cerchiamo di venire a capo alla situazione: cosa ha portato un’azienda importante come Alitalia al probabile fallimento? Il sentimento popolare da la colpa al governo Berlusconi, con oscillazioni riguardo i sindacati e l’ultima gestione fallimentare (fonte Repubblica). Sicuro che ogni lettore saprà farsene un'idea inizio ad addentrarmi in questa giungla tutta italiana.

Negli anni Sessanta Alitalia è amministrata abbastanza decentemente da consentire un grande sviluppo, che porterà gli aerei battenti la bandiera italiana in tutto il mondo a prezzi tutto sommato economici.
Nel 1968 è il terzo vettore europeo e il settimo nel mondo. Fattura 140 miliardi di lire, ha 10mila dipendenti e vola in 70 Paesi.
All’alba degli anni Settanta comincia a sorgere una certa concorrenza e vengono a mancare anche gli aiuti statali, vera linfa nel bilancio Alitalia fin dall’inizio della sua storia.
Nel 1996 era stata tentata un’azione di privatizzazione da parte di Prodi. Fu però un’azione a metà, come ovvio nella repubblica delle banane, poichè venne privatizzato solo il 36% della compagnia, lasciando il resto ancora allo Stato.
Tempo dopo, l’amministratore delegato Cempella chiese di ricapitalizzare la compagnia, ma avendo come principale proprietario lo Stato non fece altro che chiedere aiuti statali: l’Europa li concesse, a patto che venissero destinati solo ad investimenti futuri e non al risanamento dei debiti. Questo accade quando i bilanci del 2000 dicono che Alitalia incassava 1400 miliardi di lire e ne perdeva 1700. Un netto di 300 miliardi di perdita nel primo semestre.
Seguono gestioni logistiche e finanziarie sbagliate, come ad esempio l'aver puntato su 3 aeroporti principali, Linate, Malpensa e Fiumicino, quando a malapena se ne riesce a far funzionare uno. Chiaramente ciò significa triplicare gli stipendi, ma ormai pare che si possa fare tutto. Di qui in poi si hanno gestioni, come quella di Mengozzi, anche abbastanza efficienti, che riducono le spese, ma non riescono in breve tempo a ristabilire una situazione ottimale per la compagnia.
Nel 2003 Berlusconi nomina Giancarlo Cimoli
al vertice della compagnia, probabilmente attratto dal suo irresistibile curriculum: Ferrovie dello Stato ridotte al fallimento e buonuscita intascata di più di 6 milioni di euro.
Il primo passo di Cimoli è buono, infatti comincia a tagliare le spese. Il secondo lo è un po’ meno, poichè si alza lo stipendio annuale a 3 milioni di euro, sei volte più sostanzioso di quello, ad esempio, del suo collega di Air France.
Nel 2008 Cimoli viene esautorato dal governo Prodi, ricevendo una buonuscita di 10 milioni di euro. Durante il suo “mandato” si sono registrati picchi di assunzioni di nomina politica e premi di produttività che arrivavano a €25.000 per persona. Se poi si considera che Alitalia ha 165 dirigenti, si fa presto a fare i conti. Nel frattempo Air France e KLM si erano fuse, con la chiara intenzione, già dimostrata nel 2004, di acquistare Alitalia non appena questa fosse stata privatizzata e risanata.
E puntualmente arriva la richiesta (anche se Alitalia non è stata né privatizzata né risanata) del presidente Spinetta di acquistare la compagnia. Sulle prime il governo Prodi guarda con interesse ai risvolti della trattativa ma c’è una dura opposizione da parte dei dipendenti della compagnia italiana, molti dei quali si vedrebbero licenziati secondo il piano del colosso transalpino. Un sacrificio necessario, che però nessuno vorrebbe: la situazione genera malcontento, e qui interviene Berlusconi, che fa di quel malcontento uno degli strumenti che lo porteranno a sedere a palazzo Chigi dal 14 Aprile 2008. Proprio nel momento in cui sembrava tutto in mani straniere Berlusconi cala l’asso annunciando una cordata tutta made in Italy. In piena euforia generale gli vengono chiesti i nomi dei partecipanti a questa cordata: ebbene, sono segreti. I tempi stringono, le elezioni sono vicine, ma ancora della cordata non si sa niente. E non se ne saprà niente fino al 26 agosto (sic!), data in cui viene annunciata la nascita della Cai. Che sia italiana non abbiamo dubbi: raccoglie infatti tutto il meglio che abbiamo da offrire in una volta sola: Roberto Colaninno, gruppo Benetton, gruppo Marcegaglia, gruppo Fininvest, Marco Tronchetti Provera, Intesa Sanpaolo, ed altri ancora. Non vi sentite in una botte di ferro? Il conflitto d’interessi impera, ma tant’è.
Questa cordata della domenica fa comunque una proposta che viene discussa a partire dal primo settembre. Pare trovare tutti d’accordo, ma la CGIL all’ultimo non ci sta, e forma un asse coi sindacati dei piloti e degli assistenti di volo, opponendosi. Il contratto non viene firmato e non viene lasciato spazio neanche a discussioni: la cordata si ritira, lasciando come unica soluzione il fallimento e il conseguente licenziamento del personale, stimato a 20.000 persone. Per Berlusconi è colpa della CGIL dietro spinta del PD, che voleva far crollare l’immagine del governo. Dal canto suo il PD, tramite Bersani, fa sapere che non è assolutamente in sintonia con la posizione presa dalla CGIL. Tanto per cambiare insomma, tanto per riempire anche domani le pagine dei giornali. A proposito, lasciate un po’ di spazio in un angolino, che intanto Fantozzi ha deciso di mettere un inserto: AAA Vendesi Alitalia, voli disponibili fino a esaurimento benzina.

Fonti:
www.alitalia.com www.repubblica.it www.ansa.it www.wikipedia.it

giovedì 11 settembre 2008

Emergency a Riccione dal 12 al 14 Settembre

Domani, presso la nuovissima struttura del PalaRiccione (viale Virgilio, subito dietro il Palazzo del Turismo) prende il via il
incontro nazionale di Emergency.
Dopo 3 anni ad Orvieto, quest'anno l'incontro nazionale dell'associazione fondata nel 1994 da Gino Strada sarà ospitato
dalla città di Riccione portando nella città romagnola oltre 1000 volontari da tutta Italia.

Molti eventi saranno aperti al pubblico, a cominciare dalla serata
di venerdì 12, con l'incontro alle ore 21.30 dal titolo "GUERRA e DIRITTI UMANI -Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale - a cui parteciperanno lo stesso Gino Strada ed Howard Zinn, storico statunitense e professore emerito dell'Università di Boston, icona della sinistra americana, amico di Noam Chomsky, teorico della controinformazione e attivo nei movimenti per i diritti civili.

La giornata di sabato invece sarà completamente dedicata al tema della sanità come diritto inviolabile dell'uomo.
Si partirà dall'esperienza dell'ospedale di cardiochirurgia di Khartoum, in Sudan: una scommessa giocata e vinta da Emergency, che ha fortemente voluto la creazione di questo primo ed unico centro di cardiochirurgia in tutto il continente africano e che da febbraio 2007 ad oggi ha visto compiere 588 interventi a cuore aperto.
Un ospedale che è diventato piano piano simbolo di un'idea nuova in Africa, e cioè che perfino nel continente che rappresenta da sempre il simbolo della miseria è possibile parlare di sanità di eccellenza, gratuita e per tutti.
Ne discuteranno sabato mattina alle ore 9.00 ministri ed autorità politiche di paesi come Sudan, Repubblica Centroafricana e Sierra Leone, coordinati dal giornalista e medico di fama nazionale Roberto Satolli.
Al pomeriggio invece, chiunque vorrà potrò ascoltare i racconti e le testimonianze che arrivano dai paesi in cui Emergency ha dei progetti avviati, dall'Afghanistan alla Cambogia, dal Nicaragua all'Iraq.

Sabato sera, alle ore 21, spettacolo gratuito in Piazzale Roma dal titolo "Parla con Emergency", condotto da Serena Dandini e Dario Vergassola ed a cui parteciperanno numerosi artisti amici di Emergency.

Domenica mattina infine, presso il Palazzo del Turismo di Riccione ci sarà alle 9.15 lo spettacolo teatrale StupidoRisiko, di Mario Spallino.
Il racconto, partendo dalla Prima Guerra Mondiale, arriva alle guerre dei giorni nostri, attraverso episodi - tutti storicamente documentati - emblematici della stupidità della guerra.Alla Storia si uniscono le storie di un marine, che parla toscano, tratte da "Ammazzare il tempo in Iraq" di Colby Buzzell - soldato americano autore del blog sulla guerra in Iraq più famoso negli Stati Uniti.
Una critica ragionata e ironica della guerra e delle sue conseguenze.

QQ vi invita ad andare tutti a Riccione per conoscere ed essere partecipi dell'attività di Emergency, che in 14 anni di attività ha curato in tutto il mondo quasi 3 milioni di vittime di guerra.

Scarica il programma del 7° incontro nazionale di Emergency

Citazioni:
"Una delle più orribili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vociferazioni, le menzogne,
l'odio provengono inevitabilmente da coloro che non combattono." (George Orwell)

"Non c'è strada che porti alla pace che non sia la pace, l'intelligenza e la verità." (Gandhi)