lunedì 27 ottobre 2008

La riforma della scuola: questa sconosciuta

Credete di sapere tutto sulla prossima riforma della scuola? Oppure ammettete candidamente di non capire un accidente fra tutti gli scioperi, le manifestazioni, le contromanifestazioni, le minacce, e chi più ne ha più ne metta?
Io sono per la seconda, così ho deciso di fare un po’ di chiarezza.
Un primo dato interessante è questo: secondo i Cobas, dal 2001 al 2007 i fondi stanziati nella scuola dal Governo sono calati del 31%. I tagli all’istruzione e alla sanità, a detta di qualunque sociologo, politico, storico o chi si voglia, sono l’ultima cosa da fare, anche in stato di crisi (noi, per dirla alla Grillo, siamo in leggera controtendenza). Vediamone i motivi: ogni finanziaria, dal 2001 al 2007 (gli anni presi in esame), è rivolta a migliorare una situazione di inflazione che vede il debito pubblico oscillare attorno al 105% del PIL. Chiaramente per recuperare quei soldi bisogna tagliare da qualche parte ma il perché poi quella "qualche parte" sia l’istruzione è un teorema chiaro solo a Berlusconi, Prodi & Co; dico Prodi perché non si pensi che sia colpa solo di Berlusconi e dei suoi ministri se oggi studenti, docenti e bidelli scendono in piazza. Certo è che Berlusconi andrà forse ad impartire un sonoro colpo di grazia con la nuova riforma Gelmini, una delle prime di questo governo che altrimenti avanza quasi esclusivamente per decreti legge. La riforma, che deve attenersi alla finanziaria 2008, anch’essa volta a far cassa, prevede tagli per 8 miliardi di euro diluiti nel triennio 2009/2011. Per raggiungere l'obiettivo si licenzieranno 43.000 membri del personale ATA (quindi assistenti, bidelli, ecc…) e da 87.000 a 100.000 docenti (fonte Repubblica.it e Cobas).
I primi, come sempre, saranno i precari, con l'ovvia conseguenza di un innalzamento dell'età media dei docenti.
Inoltre, sempre nelle “Norme per il rilancio dell’efficienza e l’efficacia della scuola” rientra la brillante idea di fare classi di soli stranieri, per favorire l’integrazione. Pare infatti che per questo governo le classi di soli stranieri favoriscono l’integrazione. Forse l'assonanza tra "emarginazione" ed "integrazione" deve aver ingannato la mente confusa e distratta di qualche Onorevole.
Mi addentro ancora in questa strana riforma, che non riguarda solo le scuole medie superiori o l’università. Essa parte dal basso (come le grandi rivoluzioni), e penalizza i futuri giovani studenti sin dalla scuola materna eliminando la cosiddetta primavera, cioè quei giorni estivi a cavallo tra giugno e luglio tanto cari alle neo-mamme, nei quali la scuola materna bada ancora ai loro pargoli. Finita la materna, il bambino si troverà a dover affrontare le elementari con un unico maestro. Un vantaggio ragguardevole: lasciando a casa la modica cifra di due maestri ogni tre si potrà avere un giorno a settimana in più di rientro pomeridiano.
Molti docenti sono contrari al ritorno del maestro unico perchè sostengono che il maestro non può e non deve essere un “tuttologo” che si arrabatta alla meno peggio per fare troppe cose e in poco tempo, ma il membro di un’équipe di lavoro dove il confronto e la collaborazione sono carte vincenti per analizzare e risolvere le problematiche di una classe e per sostenere insieme, di fronte alla famiglia, le scelte educative effettuate.

Forte è anche la riduzione prevista per le ore settimanali delle scuole medi inferiori: si passa a 29 ore settimanali e non più 32, sempre per il rilancio dell’efficienza e dell’efficacia della scuola, come vuole incessantemente sottolineare il Ministro Gelmini. Comunque non preoccupatevi: gli adolescenti quattordicenni che escono dalle scuole medie (senza più l’esame, eliminato dal precedente governo) potranno impegnarsi a fondo nelle scuole medie superiori. E potranno farlo fino ad un massimo di 30 ore settimanali se sceglieranno un liceo. Oppure fino a 32 nel caso di un tecnico o di un professionale. Tra l’altro ci saranno a disposizione in tutta Italia 10.000 Lim, lavagne interattive multimediali: in pratica un portatile con delle casse e un proiettore. Questa iniziativa, consultabile al sito della pubblica istruzione italiana, appare un evidente controsenso con la politica del necessario taglio dei costi tanto sandierato dal Governo. Quanto costeranno infatti 10.000 Lim? E con quali soldi verranno acquistate? I nostri, ovviamente. Tra l’altro l’arguto Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ha notato che rispetto alla media europea il rendimento delle nostre scuole, a parità di spesa, e del 40% in meno. Ciò vuol dire che con i soldi che stiamo spendendo dovremmo raggiungere il 40% di obiettivi in più. Invece l’arguto ministro (per fortuna) senza portafoglio sostiene che, si debbano tagliare le spese nell’istruzione di quel 40%. Certo i conti tornano lo stesso, ma onestamente non pare proprio una furbata!
Gli ultimi due aspetti sui quali mi vorrei soffermare sono la “lode all’eccellenza” e la scelta fra scuole pubbliche e private.
Con ordine.
La “lode all’eccellenza” è lo slogan con cui il Ministero dell’Istruzione si impegna a garantire borse di studio maggiori o primo anno di università senza tasse ai migliori 20 studenti sui circa 4000 annui che sono usciti con 100 e lode alla maturità. Questa idea è secondo me contestabile in due punti. Se infatti 4000 studenti sono usciti con 100 e lode, con che criterio si sceglie a quali 20 dare i privilegi meritatissimi da tutti? Secondo, non sarebbe più conveniente abbassare il costo medio della scuola, così che chiunque possa permettersi libri nuovi o accessi alle università anche più specializzate e quindi più costose stimolando quindi un aumento del livello medio dell’istruzione?
Parliamo poi dei soldi che verranno stanziati alle scuole private a scapito di quelle pubbliche: alcuni ministri, intervistati da Repubblica, dichiarano che sono costretti a mandare i loro figli alle scuole pubbliche piuttosto che a quelle private (e spesso cattoliche), che ormai stanno inesorabilmente chiudendo. Che tristezza eh? Anche i figli dei ministri dunque saranno scolari come gli altri. Inammissibile, dato che i loro padri e le loro madri non sono certamente uguali agli altri, non trovate? A parte i non sequitur ministeriali, appare chiaro che penalizzare la scuola pubblica a vantaggio di quella privata è una manovra più da leader aziendale che da Ministro dell’istruzione. E' evidente come in questo modo si incentiva uno strumento per l'istruzione utilizzabile solamente da chi ha i soldi per permettersi di frequentarlo. Inoltre tagliare i fondi alle università vuol dire tagliare il futuro ai giovani: che faranno questi giovani? Dove andranno? Se ad esempio la sanità in Sicilia spende più di quanto spenda tutta l’intera Svezia in sanità, ci sarà pure qualcos’altro da tagliare? La Gelmini sostiene giustamente che ci sono 627 corsi universitari con meno di 15 studenti, e più di 90 con un solo studente; queste sicuramente sono spese folli e ingiustificate, ma la riforma della legge 133 (la legge Gelmini), non colpisce a mio parere nel modo giusto. In Italia rimarrà forse la possibilità di studiare, sempre per i più ricchi, ma non quella di ricercare. Gli italiani hanno sempre aperto strade nei vari campi scientifici, perché ora le si vuole chiudere? Era da tempo che non si vedevano in piazza davanti alle università studenti, professori e bidelli insieme, uniti contro un nemico comune. Non si sottovaluti la cosa.
Un’altra innovazione, come la reintroduzione del grembiule, che personalmente non è né carne né pesce, la lascio al vostro giudizio. Ma in tutta questa riforma c’è un fatto positivo, di cui si discute tanto: il voto in condotta.
Secondo la riforma infatti tornerebbe a fare media, e l’insufficienza sarà 5, come le altre materie, e non più 7. A chi protesta per questo vorrei fare una domanda: non trovate che il comportarsi civilmente sia un’occasione per alzare la propria media? Non sono richiesti miracoli come per le santificazioni: basta non picchiare i compagni o i professori, non filmarsi mentre si fuma o si fa altro in classe, non essere particolarmente maleducati e un bel 10, o male che vada un 9, è assicurato. E non fa schifo a nessuno. Un’ultima domanda: è logico che tanti studenti vadano a manifestare davanti alle sedi delle istituzioni a Roma e, intervistati da giornalisti, non sappiano neanche dire contro cosa protestano? Purtroppo in questi casi mi vergogno di essere uno studente, e scrivere un articolo come questo francamente è inutile. Per fortuna ci sono anche quei 4000 studenti che escono con 100 e lode.

1 commento:

chiarina ha detto...

Bravi amici,questo blog ha un fine davvero importante...e quest'articolo è semplicemente favoloso!!!Complimenti...=)