lunedì 24 novembre 2008

Scuola crollata nel torinese



Siamo di fronte ad un fatto del quale non avremmo voluto testimoniare: la morte di un ragazzo diciassettenne avvenuta a scuola. Morto non per atti di bullismo. Morto non per aver tentato di fare azioni non lecite. Morto non perché si drogava o fumava sostanze strane. Perché abbiamo sentito anche di questo, ma non è il caso. Morto solo per il fatto di essere andato a scuola. Quella scuola fatiscente, crollata al primo acquazzone di Novembre. Ma vediamo cosa è successo. Era sabato mattina. Fuori pioveva, tirava un forte vento, come accade da qualche giorno lì a Torino. Pochi minuti dopo mezzogiorno si sente improvvisamente sbattere la porta dell’aula IV G, aperta violentemente dal vento, e un istante dopo avviene il crollo; cede il soffitto, cadono calcinacci da tutte le parti, i più rapidi escono dai loro posti. Vito no. Vito rimane in quell’aula, schiacciato a morte da un tubo di 60 chili crollatogli addosso. Intanto l’aula comincia ad allagarsi. Evacuati tutti, vengono chiamati i soccorsi. Prontamente arrivano sul posto i Vigili del Fuoco e l’ambulanza, con i medici che non possono fare altro che constatare il decesso del giovane. E portare al pronto soccorso gli altri alunni feriti, per fortuna non in pericolo di vita. Chiaramente si alza subito un polverone mediatico sulle cause e sulle responsabilità. A oggi, due giorni dopo, non si è ancora chiarito di cosa si sia trattato, ma i Vigili del Fuoco sono convinti che sia stato un cedimento strutturale, aiutato dal maltempo. Proporrei di prendere in esame le dichiarazioni fatte dai nostri, si fa per dire, rappresentanti politici. Il primo è Berlusconi, che con il suo consueto savoir faire parla di fatalità. Molto rassicurante per i familiari sentirsi dire che, in pratica, loro figlio ha avuto sfiga. Poi, col buonsenso che lo contraddistingue, interviene Dario Franceschini, il secondo di Veltroni, rilasciando all’Ansa una dichiarazione nella quale scagiona il Governo Berlusconi da ogni responsabilità, ma dice che “certo, con la riforma Gelmini che taglia i fondi…”. Ora, a parte il comprensibile stupore nel notare che il primo a difendere il Governo in carica è un membro dell’opposizione, senza che peraltro nessuno avesse detto niente, ci si chiede perché debba essere strumentalizzata la morte di un povero ragazzo per fini politici. Chi scrive ha già esposto la sua idea in merito alla riforma Gelmini, ma sono sicuro che non sia un buon momento per parlarne. Se la riforma non ci fosse stata la scuola sarebbe crollata lo stesso. Qui si parla di gestioni precedenti, tagli effettuati in anni passati, e io non mi metto a fare polemica inutile, non adesso almeno, col corpo del povero Vito Scafidi ancora caldo. Interverranno gli organi preposti, i tribunali, a fare luce. Io voglio solo mostrare con quanto dannoso cinismo si parla di queste tragiche vicende. In questi momenti tornano sempre alla mano i numeri. Secondo il Codacons il 75% degli edifici scolastici è a rischio. Per parafrasare quanto detto da Berlusconi, a questo punto non ha avuto sfortuna Vito Scafidi, hanno fortuna gli altri, se solo una scuola su 4 è a norma. Non so quali siano i criteri di giudizio adottati dal Codacons, ma un fatto è inopinabile, testimoniato dall’intervista di un professore di matematica del liceo Darwin: il soffitto risaliva agli anni Trenta. Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte, casca improvvisamente dalle nuvole, affermando che nulla lasciava presagire quella tragedia. Non so se consigliarle un oracolo o pensare che stesse scherzando. Questi gravi incidenti vanno a sommarsi a quelli dei morti sul lavoro. Lavoro e studio sono diritti garantiti dalla Costituzione, ma su entrambi è meglio calare un velo pietoso. Se già è brutale far morire delle persone bruciate vive per non comprare le ricariche degli estintori, ancora più brutale è uccidere un ragazzo di 17 anni, che come unica colpa ha quella di voler studiare. E peggio ancora è parlarne come se fosse normale, come se fosse uno smacco politico, come se Vito Scafidi fosse soltanto un futuro elettore, un numero, un dato statistico. Non un ragazzo di 17 anni con una vita ancora da vivere. Il mio invito si limita a questo, sperando che per una volta si sappia mettere da parte le ideologie e ci si possa unire nel cordoglio per la famiglia vittima di questa triste vicenda. Andando poi, ma solo poi, a punire in modo equo i responsabili, senza strumentalizzazioni.
Fonti:
http://www.youreporter.it/ http://www.oknotizie.alice.it/ http://www.repubblica.it/ http://www.corrieredellasera.it/
Video consigliati:Prof di matematica:
Presidente regione Piemonte:

sabato 15 novembre 2008

Genova (Mexico)

Triste. Davvero triste.
Ho sempre seguito con attenzione i fatti accaduti al G8 di Genova nel 2001 e la sentenza di 2 giorni fa mi ha profondamente deluso.
Sono state scritte migliaia di pagine di testimonianze di persone che hanno vissuto quella terribile esperienza, quei momenti in cui hanno scoperto a che punto si può spingere la cattiveria consapevole dell’uomo. Ne ho lette tante e a volte sono riuscito a stento a trattenere le lacrime. Sono moltissimi i conti che non tornano e nonostante ciò a pagare sono solamente 13 agenti dei 29 sotto processo; da notare che quello con la pena più alta (4 anni, ridotta ad 1 con l’indulto) è Michelangelo Fournier, l’unico che un anno fa ha lacerato il silenzio raccontando che l’episodio avvenuto nella scuola Diaz "Sembrava una macelleria messicana" (testuali parole).
Sempre lui ha confessato al pm Francesco Cardona Albini: "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza. Arrivato al primo piano dell'istituto ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana. Sono rimasto terrorizzato e basito quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano. Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze".

Un’altra testimonianza è offerta dal vice questore Pasquale Troiani (condannato a 3 anni): "Una leggerezza. Fu una leggerezza portare nella scuola Diaz le due molotov per incastrare i 93 no-global ospiti dell'istituto. Oggi forse non ripeterei quello che ora forse ritengo un errore, e cioè essermi recato là".

A peggiorare la situazione e la disumanità dei fatti è la testimonianza dei medici e degli infermieri che hanno accolto i feriti provenienti dalla scuola Diaz, i quali affermano che alcuni poliziotti si presentarono in ospedale con l’intenzione di portare via i feriti perché fossero trasferiti nella caserma di Bolzaneto; solo una “catena umana” di dottori ed infermieri ha potuto impedire che questo accadesse, le condizioni fisiche di alcuni dei feriti erano davvero al limite e l’assenza immediata di cure avrebbe potuto significare la morte.

Altra questione, legata agli abusi di Genova è la caserma di Bolzaneto. All’arrivo ciascun detenuto si vedeva intestare il relativo verbale. E via, chiuso in cella, costretto a restare per ore con le mani alzate. Insultato, minacciato, ancora picchiato. Accecato con i gas lacrimogeni gettati tra le sbarre. Spogliato, deriso, con gli agenti che mimavano atti sessuali. Senza distinzione tra detenuti maschi o femmine. Ma ufficialmente, secondo i verbali, i fermati non avevano paura e preferivano non parlare con l'esterno. Il falso, certificato dal perito Laura Parodi, è oggettivamente distinguibile anche ad occhio nudo. In 49 casi è stato usato un modello pre-compilato, in 17 un altro. In questi che i pm ricordano essere atti redatti da pubblici ufficiali, ci sono poi alcuni strafalcioni grotteschi.

Dulcis in fundo il dialogo registrato tra una poliziotta della Centrale Operativa ed un collega: "Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi... ho visto tutti 'sti balordi queste zecche del cazzo... comunque...speriamo che muoiano tutti...Tanto uno già va beh e gli altri... 1-0 per noi".
L’uno a zero di cui parla è Carlo Giuliani.

Video consigliati:
Infiltrati e black bloc
Intervista a Mark Covell
Testimonianze scuola Diaz e Bolzaneto

Una pietra contro Carlo Giuliani

Articoli consigliati:
Il pensiero di Amnesty
Le ferite di genova 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6
Un poliziotto oltre il limite (G. D'Avanzo)
Vignetta

Fonti:
www.corriere.it | www.repubblica.it | www.ansa.it | internazionale

martedì 11 novembre 2008

Il sogno italo-americano

E’ difficile scrivere un articolo non banale sulle elezioni americane appena terminate, perché è stato detto tutto ed il contrario di tutto, è stato analizzato ogni più piccolo significato e dato un simbolismo ad ogni evento.
Tutti, sia i sostenitori che gli avversari di Barack Obama, sono concordi nell’affermare che il 4 novembre 2008 è una data che entrerà nei libri di storia perché chiude il cammino di un cerchio d’inchiostro cominciato con le prime battaglie di Martin Luther King per la realizzazione di quel sogno così tanto ripetuto e cercato per cui “tutti gli uomini, i neri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.” (1)
Questo ovviamente non vuol dire che da ieri sera il razzismo è scomparso dalla faccia della Terra ed improvvisamente siamo tutti felicemente diversamente uguali, ma un grosso tabù è stato abbattuto dal paese che più di ogni altro avverte da decenni il senso di colpa e responsabilità per il permeare di questo mal sentimento nei tessuti della propria società.
Ciò che però colpisce della vittoria di Obama è quanto essa sia stata cercata al di fuori degli Stati Uniti.
Tutto il mondo si è come aggrappato a questa elezione quasi che il successo di Obama fosse un soffio di novità e speranza anche per noi europei che non abbiamo votato e non saremo governati da nessun inquilino della Casa Bianca.

Si è concesso poco peso ad una riflessione su questo tema, ma basta guardare le reazioni dei media mondiali all’indomani dell’elezione di Obama per capire quanto l’interesse per il nuovo presidente sia sentito come mai prima nella storia recente degli Stati Uniti, e questo è un dato che va al di là del semplice fatto che il successore di quello che un italiano su 60 milioni definisce “un gigante della storia” e 4 americani su 5 la caricatura di un presidente, ha la pelle di un colore diverso da quello dei suoi 43 predecessori.
La massima espressione di questa voglia europea di sentirsi partecipi al cambiamento americano concretizzatosi lo scorso 4 novembre l’abbiamo avuta ad ottobre, quando Barack Obama, in piena campagna elettorale, tenne una serie di comizi nei principali paesi del vecchio continente ritrovandosi a Berlino di fronte ad una folla di oltre 200.000 persone. In quell’occasione il futuro presidente disse: ”L'America non può isolarsi, l'Europa neanche. E' arrivato il momento di costruire nuovi ponti, di abbattere i Muri che dividono popoli e razze.”

E l'Italia?
Cosa ne pensano gli italiani del nuovo american-idol?
Nella nostra classe politica è evidente il mesto tentativo di dipingersi addosso un vestito in Obama-style che però si rompe ad ogni movimento.
L’attuale capo dello schieramento avverso alla maggioranza ha addirittura adottato in campagna elettorale l’ormai famoso “Yes we can” rimestandolo in un più sobrio “Si può fare”.
Ma come abbiamo visto…non si poteva proprio fare.
Su Berlusconi invece il copione è il solito. Per i suoi sostenitori, lui, quando era giovane, è già stato Obama.
Il fatto è che gli italiani sanno benissimo che un simil-Obama non c'è e non può esserci tra le nostre schiere di politici perché è il sistema politico italiano ad essere auto-esclusivo per potenziali Obama dello stivale. Questo ha scatenato voglia di partecipazione ed interesse negli elettori italiani, che hanno visto nella sfida per le presidenziali americane la novità di una intera generazione che per la prima volta si apprestava ad esprimere il proprio parere certa del peso che il voto avrebbe rappresentato, una sensazione che noi non sentiamo da parecchi anni ormai.
La differenza sta nel dover scegliere tra il meno peggio o doversi esprimere per il proprio futuro.
Un sondaggio di Repubblica, che chiedeva agli italiani come si sarebbero espressi se anche loro avessero potuto recarsi alle urne il 4 novembre, ha ricevuto 58.279 voti. Obama ha vinto con il 94% delle preferenze (55.031) mentre Jhon Mc Cain si è dovuto accontentare del 4% (2.521).
Ma se potessero farlo davvero, gli italiani voterebbero un presidente come Barack Obama?
E’ di pochi giorni fa infatti la frecciata del sempre simpatico Massimo D’Alema che ha dichiarato: “In Italia il figlio di un immigrato Keniota sarebbe ancora a fare la fila per il permesso di soggiorno. In America invece diventa presidente”
Sicuramente questo governo, con tutta una serie di provvedimenti proposti che vanno dalle famose impronte digitali ai bambini rom arrivando alle classi separate per gli stranieri, sta dando un’impronta alla propria legislatura che tutto si può definire fuorché di integrazione.
Episodi di violenza inaudita come l’omicidio di William Guibre, il ragazzo originario del Burkina Faso ucciso lo scorso mese a Milano per aver rubato una scatola di biscotti, o altri casi di intolleranza avvenuti in città come Parma, Roma, Ciampino e Castel Volturno contribuiscono a dare dell’Italia un’immagine di paese che ha innestato la retromarcia sui diritti civili dei propri cittadini e di coloro che entrano come immigrati.
Lo sostengono tutti, dalla Spagna alla Germania, passando dalla Francia fino ad arrivare agli Stati Uniti; proprio nello scorso mese di ottobre il New York Times usciva con un articolo dal titolo: “Italy’s Attacks on Migrants Fuel Debate on Racism” (Trad: "L'attacco italiano agli immigrati getta benzina al dibattito sul razzismo") .
Certo non ci aiutano gli apprezzamenti di Don Black, l’attuale capo del più grande movimento “Potere bianco” degli Stati Uniti (il nuovo Ku Klux Klan) che in una intervista a Repubblica ha dichiarato: “Ci piace il vostro Paese: c'è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta succedendo da voi, siete i primi e a reagire a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati.”(2)

Sicuramente, un aumento dell’insicurezza e dell’intolleranza è dovuto anche ad una situazione di instabilità economica che l’Italia soffre da ben prima della crisi mondiale dell’economia (noi in questo siamo stati più che precursori) e questo fa capire perché per molti di noi italiani l’elezione di Obama viene vissuta come “cosa nostra”, con un interesse che non è paragonabile con nessuna delle precedenti consultazioni della storia estera recente.
Voglio portare un esempio di quanto questa crisi sia concretamente percepita come “mondiale” dalle persone comuni.
Parliamo dell’SCM, la più importante industria della provincia riminese.
E dell’inizio del mese la notizia che i dirigenti dell’SCM hanno chiesto la cassa integrazione per 220 dipendenti su 400 (pare si scenderà a 165), 160 operai e 60 impiegati: saranno sospesi a zero ore o a rotazione.
La richiesta prevede un periodo di dieci settimane e in questi giorni sono in corso le solite trattative con i sindacati.
Ma si tratta solo dell’esempio più eclatante.
Cattive notizie arrivano anche dalla Top automazioni di Poggio Berni, per 35 dipendenti, e un'industria chimica, la Sicer, per 25 dipendenti. Alla Maroncelli legnami è in arrivo la mobilità per 19 persone.
I sindacati la definiscono una crisi, per la prima volta, davvero trasversale. E non ne è indenne neppure l'edilizia.
Un fenomeno che ha assunto una certa consistenza nel mese di settembre, e che a ottobre ha subito un'accelerazione preoccupante. I dati sono ancora aggiornati a settembre: da gennaio a settembre le aziende che sono ricorse alla cassa integrazione sono state 102. Più altre 34 ricorse alla cassa per l'artigianato.
Per un totale di oltre 200.473 ore: nello stesso periodo del 2007 erano poco più di 150mila. Un aumento di oltre il 33 %.
E’ una catena infernale che coinvolge tutti, perché l’SCM ovviamente ha il mondo come proprio mercato e gli Stati Uniti rappresentano una buona fetta della torta di coloro che hanno capacità di influire sull’andamento dell’economia mondiale.
Forse per la prima volta quindi anche a Rimini la crisi mondiale è tangibile, e se lo è a Rimini lo è in tutta Italia, e questo fa capire perché il sogno americano è improvvisamente e necessariamente diventato per tutti il sogno italo-americano, un sogno che trova la sua ispirazione onirica in tanti aspetti della nostra vita, siamo passati dall’economia alla società, dai diritti alla politica e tanti altri aspetti forse andrebbero ancora analizzati.
Cucù…

“America, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tanto. Ma c'è ancora tanto da fare. Stasera chiediamoci: se i nostri figli dovessero vivere fino a vedere il prossimo secolo, se le mie figlie fossero così fortunate da vivere tanto quanto Ann Nixon Cooper, che cambiamenti vedranno? Che progressi avremo fatto? Questa è la nostra opportunità di rispondere.

Questo è il nostro momento per ridare alla nostra gente il lavoro e aprire porte dell'opportunità ai nostri bambini, per ridare la prosperità e promuovere la causa della pace; per reclamare il sogno americano e riaffermare quella volontà fondamentale, che di tanti, siamo uno; che finché abbiamo respiro, abbiamo speranza. E se troviamo davanti a noi il cinismo e i dubbi e chi ci dice che non possiamo, risponderemo con quel credo senza tempo che riassume l'intero spirito di un popolo: sì, possiamo.” (3)

Fonti e citazioni:
(1) http://www.english-zone.com/holidays/mlk-dreami.html
(2) http://www.repubblica.it/2008/10/speciale/altri/2008elezioniusa/nuovo-klan/nuovo-klan.html
(3) Stralcio finale del discorso di Barack Obama a Chicago dopo la vittoria, guarda il video su http://it.youtube.com/watch?v=Y_LB_HGQEKk&feature=related

L'articolo del NYT citato nel post

I dati sulla situazione dell'SCM e di altre aziende del riminese sono presi da articoli da:
www.altarimini.it
www.newsrimini.it/stampa.php?sid=45621