Triste. Davvero triste.Ho sempre seguito con attenzione i fatti accaduti al G8 di Genova nel 2001 e la sentenza di 2 giorni fa mi ha profondamente deluso.
Sono state scritte migliaia di pagine di testimonianze di persone che hanno vissuto quella terribile esperienza, quei momenti in cui hanno scoperto a che punto si può spingere la cattiveria consapevole dell’uomo. Ne ho lette tante e a volte sono riuscito a stento a trattenere le lacrime. Sono moltissimi i conti che non tornano e nonostante ciò a pagare sono solamente 13 agenti dei 29 sotto processo; da notare che quello con la pena più alta (4 anni, ridotta ad 1 con l’indulto) è Michelangelo Fournier, l’unico che un anno fa ha lacerato il silenzio raccontando che l’episodio avvenuto nella scuola Diaz "Sembrava una macelleria messicana" (testuali parole).
Sempre lui ha confessato al pm Francesco Cardona Albini: "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza. Arrivato al primo piano dell'istituto ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana. Sono rimasto terrorizzato e basito quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano. Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze".
Un’altra testimonianza è offerta dal vice questore Pasquale Troiani (condannato a 3 anni): "Una leggerezza. Fu una leggerezza portare nella scuola Diaz le due molotov per incastrare i 93 no-global ospiti dell'istituto. Oggi forse non ripeterei quello che ora forse ritengo un errore, e cioè essermi recato là".
A peggiorare la situazione e la disumanità dei fatti è la testimonianza dei medici e degli infermieri che hanno accolto i feriti provenienti dalla scuola Diaz, i quali affermano che alcuni poliziotti si presentarono in ospedale con l’intenzione di portare via i feriti perché fossero trasferiti nella caserma di Bolzaneto; solo una “catena umana” di dottori ed infermieri ha potuto impedire che questo accadesse, le condizioni fisiche di alcuni dei feriti erano davvero al limite e l’assenza immediata di cure avrebbe potuto significare la morte.
Altra questione, legata agli abusi di Genova è la caserma di Bolzaneto. All’arrivo ciascun detenuto si vedeva intestare il relativo verbale. E via, chiuso in cella, costretto a restare per ore con le mani alzate. Insultato, minacciato, ancora picchiato. Accecato con i gas lacrimogeni gettati tra le sbarre. Spogliato, deriso, con gli agenti che mimavano atti sessuali. Senza distinzione tra detenuti maschi o femmine. Ma ufficialmente, secondo i verbali, i fermati non avevano paura e preferivano non parlare con l'esterno. Il falso, certificato dal perito Laura Parodi, è oggettivamente distinguibile anche ad occhio nudo. In 49 casi è stato usato un modello pre-compilato, in 17 un altro. In questi che i pm ricordano essere atti redatti da pubblici ufficiali, ci sono poi alcuni strafalcioni grotteschi.
Dulcis in fundo il dialogo registrato tra una poliziotta della Centrale Operativa ed un collega: "Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi... ho visto tutti 'sti balordi queste zecche del cazzo... comunque...speriamo che muoiano tutti...Tanto uno già va beh e gli altri... 1-0 per noi".
L’uno a zero di cui parla è Carlo Giuliani.
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Fonti:
www.corriere.it | www.repubblica.it | www.ansa.it | internazionale
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