
Siamo di fronte ad un fatto del quale non avremmo voluto testimoniare: la morte di un ragazzo diciassettenne avvenuta a scuola. Morto non per atti di bullismo. Morto non per aver tentato di fare azioni non lecite. Morto non perché si drogava o fumava sostanze strane. Perché abbiamo sentito anche di questo, ma non è il caso. Morto solo per il fatto di essere andato a scuola. Quella scuola fatiscente, crollata al primo acquazzone di Novembre. Ma vediamo cosa è successo. Era sabato mattina. Fuori pioveva, tirava un forte vento, come accade da qualche giorno lì a Torino. Pochi minuti dopo mezzogiorno si sente improvvisamente sbattere la porta dell’aula IV G, aperta violentemente dal vento, e un istante dopo avviene il crollo; cede il soffitto, cadono calcinacci da tutte le parti, i più rapidi escono dai loro posti. Vito no. Vito rimane in quell’aula, schiacciato a morte da un tubo di 60 chili crollatogli addosso. Intanto l’aula comincia ad allagarsi. Evacuati tutti, vengono chiamati i soccorsi. Prontamente arrivano sul posto i Vigili del Fuoco e l’ambulanza, con i medici che non possono fare altro che constatare il decesso del giovane. E portare al pronto soccorso gli altri alunni feriti, per fortuna non in pericolo di vita. Chiaramente si alza subito un polverone mediatico sulle cause e sulle responsabilità. A oggi, due giorni dopo, non si è ancora chiarito di cosa si sia trattato, ma i Vigili del Fuoco sono convinti che sia stato un cedimento strutturale, aiutato dal maltempo. Proporrei di prendere in esame le dichiarazioni fatte dai nostri, si fa per dire, rappresentanti politici. Il primo è Berlusconi, che con il suo consueto savoir faire parla di fatalità. Molto rassicurante per i familiari sentirsi dire che, in pratica, loro figlio ha avuto sfiga. Poi, col buonsenso che lo contraddistingue, interviene Dario Franceschini, il secondo di Veltroni, rilasciando all’Ansa una dichiarazione nella quale scagiona il Governo Berlusconi da ogni responsabilità, ma dice che “certo, con la riforma Gelmini che taglia i fondi…”. Ora, a parte il comprensibile stupore nel notare che il primo a difendere il Governo in carica è un membro dell’opposizione, senza che peraltro nessuno avesse detto niente, ci si chiede perché debba essere strumentalizzata la morte di un povero ragazzo per fini politici. Chi scrive ha già esposto la sua idea in merito alla riforma Gelmini, ma sono sicuro che non sia un buon momento per parlarne. Se la riforma non ci fosse stata la scuola sarebbe crollata lo stesso. Qui si parla di gestioni precedenti, tagli effettuati in anni passati, e io non mi metto a fare polemica inutile, non adesso almeno, col corpo del povero Vito Scafidi ancora caldo. Interverranno gli organi preposti, i tribunali, a fare luce. Io voglio solo mostrare con quanto dannoso cinismo si parla di queste tragiche vicende. In questi momenti tornano sempre alla mano i numeri. Secondo il Codacons il 75% degli edifici scolastici è a rischio. Per parafrasare quanto detto da Berlusconi, a questo punto non ha avuto sfortuna Vito Scafidi, hanno fortuna gli altri, se solo una scuola su 4 è a norma. Non so quali siano i criteri di giudizio adottati dal Codacons, ma un fatto è inopinabile, testimoniato dall’intervista di un professore di matematica del liceo Darwin: il soffitto risaliva agli anni Trenta. Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte, casca improvvisamente dalle nuvole, affermando che nulla lasciava presagire quella tragedia. Non so se consigliarle un oracolo o pensare che stesse scherzando. Questi gravi incidenti vanno a sommarsi a quelli dei morti sul lavoro. Lavoro e studio sono diritti garantiti dalla Costituzione, ma su entrambi è meglio calare un velo pietoso. Se già è brutale far morire delle persone bruciate vive per non comprare le ricariche degli estintori, ancora più brutale è uccidere un ragazzo di 17 anni, che come unica colpa ha quella di voler studiare. E peggio ancora è parlarne come se fosse normale, come se fosse uno smacco politico, come se Vito Scafidi fosse soltanto un futuro elettore, un numero, un dato statistico. Non un ragazzo di 17 anni con una vita ancora da vivere. Il mio invito si limita a questo, sperando che per una volta si sappia mettere da parte le ideologie e ci si possa unire nel cordoglio per la famiglia vittima di questa triste vicenda. Andando poi, ma solo poi, a punire in modo equo i responsabili, senza strumentalizzazioni.
Fonti:
http://www.youreporter.it/ http://www.oknotizie.alice.it/ http://www.repubblica.it/ http://www.corrieredellasera.it/
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1 commento:
solo una cosa: le scuole dovrebbero controllarle gli enti locali. quindi in teoria è colpa del sindaco e del comune. lo stato centrale sta volta non c'entra niente. :)
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