lunedì 12 gennaio 2009

Il boomerang di Gaza

Riportiamo un articolo del 2 volte premio Pulitzer Nicholas D. Kristof pubblicato qualche giorno fa sull'International Herald Tribune.
Racconta, secondo noi in maniera molto chiara, l'errore strategico, morale, politico e prima di tutto umano che ha portato alla tragedia che si sta consumando in questi giorni a Gaza, dove secondo le ultime stime si sono superate le 900 vittime civile tra i palestinesi.

Inoltre, ci piacerebbe invitarvi a guardare delle immagini pubblicate dal sito di Repubblica.
Crediamo che qualunque telegiornale che volesse davvero raccontarci cosa sta accadendo in questa ennessima guerra, dovrebbe soltanto lasciar scorrere queste immagini per mezzo minuto come primo servizio.
Non lo diciamo per farci portatori di un facile moralismo spicciolo, ma perchè crediamo che le occorra dare il giusto significato alle parole e queste immagini sono il giusto significato di "Guerra a Gaza"...anzi....di guerra in generale....Cucù!

Vi avvisiamo che le immagini sono VERAMENTE molto forti e quindi guardatele solamente se potete accettare di restare molto impressionati.

Link alle immagini


Il boomerang di Gaza
(di N.D.Kristof)

Nel momento in cui Israele bombarda Gaza per tentare di distruggere Hamas, vale la pena ricordare che è stato Israele stesso a favorire lo sviluppo di Hamas.
Quando Hamas fu fondata nel 1987, Israele era per lo più preoccupata del movimento Fatah di Yasser Arafat e pensò che una organizzazione religiosa palestinese avrebbe aiutato a indebolire Fatah. Israele calcolò che tutti quei fondamentalisti musulmani avrebbero passato il loro tempo a pregare nelle moschee, così diede un giro di vite a Fatah e permise a Hamas di crescere come forza alternativa.

Ciò a cui assistiamo in Medio Oriente è la sindrome del boomerang.
Il terrorismo arabo ha creato supporto per i politici israeliani di destra, che hanno reagito duramente contro i palestinesi, che a loro volta hanno risposto con altro terrorismo, e così via. Gli estremisti di entrambe le parti si sostengono a vicenda e l’eccessivo assalto terrestre di Israele a Gaza creerà verosimilmente altri terroristi nel lungo periodo.

Se questo schema continuerà, col tempo assisteremo allo scontro tra palestinesi in stile Hamas e israeliani sostenitori della linea dura, che renderanno le rispettive vite un inferno – e lasceranno i moderati del Medio Oriente privi di qualunque peso politico.
Ho visitato Gaza l’estate scorsa ed ho trovato molti palestinesi indecisi in un modo che Americani ed Israeliani spesso non comprendono.
Molti abitanti di Gaza descrivono Fatah come corrotta ed incompetente, e non amano il fanatismo e la repressione di Hamas. Ma quando vengono umiliati e fatti soffrire, trovano grande soddisfazione nel vedere Hamas combattere per la loro causa

Certo, Israele è stato provocato profondamente in questa occasione. Ha chiesto una proroga del suo cessate il fuoco con Hamas – e l’Egitto si è offerto di mediare – ma Hamas ha rifiutato. Quando viene bombardato dal proprio vicino, Israele deve fare qualcosa.

Ma il diritto di Israele di fare “qualcosa”, non significa che abbia il diritto di fare “qualsiasi cosa”. Da quando sono iniziati i bombardamenti da Gaza, nel 2001, i civili israeliani che hanno perso la vita a causa di razzi e mortai palestinesi sono 20, secondo dati provenienti da gruppi israeliani per i diritti umani. Ciò non può giustificare una invasione di terra senza esclusione di colpi che ha ucciso oltre 660 civili [ora sono oltre 900 n.d.r.] (è difficile sapere quanti di loro poi siano effettivamente militanti).

Quindi, cosa avrebbe potuto fare Israele di ragionevole?
Bombardare le gallerie attraverso le quali vengono contrabbandate le armi sarebbe stata una risposta adeguata , se Israele si fosse fermato lì, e lo stesso vale per le incursioni aeree su alcuni obiettivi di Hamas.
Un approccio ancora migliore sarebbe stato quello di allentare l’assedio di Gaza, creando forse così un ambiente in cui Hamas avrebbe esteso il cessate il fuoco. Sarebbe di certo valsa la pena provare - e quasi qualunque cosa sarebbe stato meglio che attaccare in un modo che non farà altro che aumentare l’effetto boomerang.

Questa politica non sta affatto rafforzando Israele”, osserva Sari Bashi, direttore esecutivo di Gisha, un’associazione israeliana per i diritti umani che si occupa dei problemi relativi a Gaza. “Il dramma a cui 1,5 milioni di persone sono state sottoposte a Gaza avrà disastrosi effetti a lungo termine sulla nostra capacità di vivere insieme.
Una mia collega di Gaza lavora per una organizzazione israeliana. Sta imparando l’ebraico ed è proprio il tipo di persona con cui possiamo costruire un futuro comune. E suo nipote di 6 anni, ogni volta che una bomba cade dal cielo, all’inizio è spaventato poi dice – speranzoso – che forse ora le Brigate Qassam spareranno razzi agli israeliani”.

La strategia degli israeliani è stata quella di rendere perpetua la sofferenza dei palestinesi nella speranza di creare una sorta di avversione nei confronti di Hamas. Ecco perché, a partire dal 2007, Israele ha ridotto il carburante concesso a Gaza per gli usi più comuni – ed è il motivo per cui oggi, nel periodo successivo ai bombardamenti, 800.000 cittadini di Gaza si ritovano senza acqua corrente.

Bashi ha detto: “La politica israeliana riguardo Gaza è stata spacciata come mirata contro Hamas, ma in realtà è una politica contro un milione e mezzo di persone che vivono a Gaza. Sappiamo tutti che la soluzione più plausibile per il medio oriente è una soluzione a due stati, sulla falsariga di ciò che propose l’ex presidente Bill Clinton. E’ difficile dire come si possa arrivare a questa soluzione dal punto in cui ci troviamo ora, ma un passo cruciale è rafforzare il presidente Mahmous Abbas e il suo governo palestinese.
I primi rapporti ci dicono invece che gli assalti su Gaza hanno rafforzato la rabbia degli arabi nei confronti di Abbas e dei vicini moderati come la Giordania, minando la riconciliazione.
Taghreed el-Khodary, un mio coraggioso collega del NYT a Gaza, ha riportato le parole di un padre di 37 anni, che piangeva sul cadavere di sua figlia undicenne: “Da ora in poi, sono in Hamas. Scelgo la resistenza!

Barack Obama ha detto relativamente poco su Gaza. In un primo momento, date le provocazioni da parte di Hamas, questo atteggiamento era comprensibile. Ma ora che l’offensiva di terra costa altre numerose vite, deve unirsi alla richiesta dei leader Europei di un nuovo cessate il fuoco su tutti i fronti – e appena assunta la presidenza , deve fornire una vera leadership che il mondo richiede con insistenza.

Aaron David Miller, un negoziatore di pace degli Stati Uniti impegnato per molto tempo in Medio Oriente, suggerisce nel suo nuovo eccellente libro “The Much Too Promised Land” (“La Terra troppo promessa”) che i presidenti dovrebbero offrire ad Israele “amore, ma un amore severo”.

Quindi, Mr.Obama, trovi la sua voce. Si innamori, ma con severità, di Israele.

Fonti:
Articolo originale: http://www.iht.com/articles/2009/01/08/opinion/edkristof.php

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