sabato 31 gennaio 2009

Rete vs carta

Riprendiamo un articolo di Peter Gomez pubblicato ieri sul suo blog perchè ci sembra doveroso dare una speranza a tutti quei lettori on-line che sono a conoscenza del fatto che a volte i giornali non facciano il loro lavoro e cioé una corretta informazione. Buona lettura!

Qualcosa di straordinario sta accadendo in questi giorni. Per la prima volta la rete e la sua "memoria" rischiano di scalfire seriamente il paludato mondo dell'informazione italiana. Per un giorno e mezzo le pagine web dei commenti di Corriere della Sera e della Repubblica sono state intasate da centinaia e centinaia di messaggi di lettori indignati per il modo con cui era stata seguita dai due quotidiani la manifestazione di piazza Farnese. Solo uno sciocco potrebbe dire che si trattava esclusivamente di sostenitori di Di Pietro decisi ad assediare con le loro proteste le redazioni dei giornali. Certo, tra di loro i dipietristi non mancavano. Ma la verità è un'altra. Anche in Italia esiste ormai un pubblico nuovo che cerca d'informarsi attraverso la rete.

I giornali scrivono che Di Pietro ha attaccato Napolitano dandogli del mafioso? Si va sul web, si rivede il suo intervento. E ci si fa un'opinione.

All'improvviso il re resta nudo. La realtà non è più mediata. È immediata. Ciascuno può giudicare, almeno per quanto riguarda eventi pubblici come questi, se i cronisti hanno riportato fedelmente i fatti, o meno. Se gli opinionisti ragionano sulla realtà o su quella che loro vorrebbero essere la realtà.

Rispetto a questa rivoluzione le classi dirigenti del Paese sembrano vecchie di molti secoli. Del resto proprio i quotidiani ieri ci hanno spiegato che Napolitano aveva deciso di replicare con un comunicato a Di Pietro dopo aver letto i dispacci delle agenzie su quanto stava accadendo in piazza. È stato lì, su un take di agenzia, che lo staff del Presidente ha trovato la prima ricostruzione sbagliata degli avvenimenti (la frase sul «silenzio mafioso» veniva impropriamente accostata ad altre). Ed è stato in quel momento che è scattata la reazione. Un corto circuito mediatico, insomma, facilitato dall'ormai evidente avversione del Quirinale per le voci che cantano fuori dal coro Pd-Pdl, ma pur sempre un corto circuito.

La stampa su tutto questo deve riflettere. I quotidiani sono in crisi, perdono copie ogni giorno, mentre le loro pagine web doppiano ormai come diffusione quelle di carta. Prendere sotto gamba il popolo della rete insomma è pericoloso. Anche perché la pubblicità, vera linfa vitale dei media, è destinata a spostarsi sempre più su internet. E in futuro vicinissimo le vere battaglie per la conquista del mercato si giocheranno lì.

Quello che è accaduto negli Usa, dove Obama ha raccolto attraverso il web milioni e milioni di dollari per la sua campagna elettorale e dove giornali dalla storia centenaria rischiano di chiudere, è un segnale di quanto avverrà da noi. Quello che è successo con gli articoli su piazza Farnese è invece un monito per molti giornalisti che dovrebbero ricominciare a ricordare di avere un solo padrone: il lettore.

Video consigliati:
L'intervento di Di Pietro

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Articoli esempio (fate caso ai commenti):
Corriere
La repubblica
L'Unità
La stampa

Fonti: www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

1 commento:

Alice in chains ha detto...

Io ho letto gli articoli di Repubblica e Corriere, e ho visto anche il video. Non so cosa ci sia scritto su Unità e Stampa, ma non mi ritrovo completamente in questa campagna di disinformazione di cui si parla nell'articolo. Ci sono letture più o meno forzate forse, ma è innegabile che Di Pietro ha parlato prima dei silenzi del presidente, e dopo 1 minuto e mezzo ha detto che il silenzio è mafioso. Ora, siccome io mi ricordo di ciò che è stato detto un minuto prima, sinceramente un asoltatore attento troverà logico ricondurre questo silenzio mafioso al silenzio di Napolitano, pur se questa cosa non è detta esplicitamente. Penso che sarebbe stato più opportuno, per Di Pietro, pesare le sue parole con più attenzione, pensando anche al fatto che queste potevano prestarsi a letture differenti ed essere strumentalizzate. Io apprezzo la sua battaglia sulla giustizia, ma penso che stia utilizzando i modi sbagliati. Che poi i media (soprattutto la televisione, meno la carta stampata) ci abbiano abituato a letture distorte dei fatti mi trova d'accordo, ma è importante distinguere. Ci sono giornali che esprimono la loro lettura dei fatti, ma danno spazio anche a voci dissonanti rispetto al pensiero del quotisiano. Ce ne sono altri, invece, che sono assolutamente di parte e ribaltano la realtà. Fortunatamente, abbiamo ancora la possibilità di scegliere cosa leggere e dove leggere, come quale canale guardare alla televisione o addirittura spegnere il terribile tubo catodico. Il silenzio è mafioso, ma a volte anche le parole possono fare molto male...a chi le ascolta e a chi le dice...