
L’informazione è il cardine della libertà. Se l’informazione è controllata, allora la libertà è controllata. Questo è stato il tema cruciale dell’incontro di giovedì 12 febbraio, a Santarcangelo, con il giornalista e blogger Piero Ricca.
L’incontro ha spaziato su vari campi: quant’è l’importanza dell’informazione; perché è ingiusto che qualcuno ne abbia il monopolio; qual è la situazione dell’informazione in Italia. E, infine, come possiamo noi comuni cittadini migliorare la nostra informazione. Sviluppando con ordine questi punti, Ricca ha voluto soffermarsi su alcuni concetti che offrono importanti spunti critici: per citare un evento recente, Obama ha vinto le elezioni americane anche tramite la rete, le tv, i giornali. Si è stimato che queste elezioni siano state le più dispendiose di sempre dal punto di vista “pubblicitario”. Obama, scientemente, ha investito su Internet, è andato ospite a programmi tv come il “David Letterman show” insieme al rivale McCain. Tutto questo gli ha portato guadagni d’immagine, gli ha permesso la diffusione su larga scala delle proprie idee politiche. Questo per dire che l’informazione ha un ruolo determinante nelle decisioni che assumiamo.
George Orwell parlava di un Grande Fratello che avrebbe soggiogato tutte le menti controllando l’informazione: chi controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato controlla il futuro. Risulta quindi lampante che l’informazione non può essere proprietà esclusiva di qualcuno. Secondo Ricca in Italia c’è un totale asservimento dell’informazione alla politica e ad altre entità lobbystiche. Ne consegue che l’informazione che ci arriva non è pura, inviolata, bensì filtrata dai direttori dei giornali, o telegiornali, affiliati a questo o quel partito. E che quindi ci fanno sapere ciò che preferiscono. Il mestiere del giornalista, secondo lui, potrebbe benissimo appartenere all’insieme degli antichi mestieri dimenticati, come il maniscalco o «quello che intreccia le sedie col vimini, presenti nelle sagre di ogni paese». Perché c’è anche un difetto nel giornalismo se si è arrivati a questo punto; c’è una sorta di analfabetismo morale: un politico oramai può dire e fare ciò che vuole, sicuro che nessuno lo farà rispondere delle sue affermazioni.
Quello che fa Piero Ricca è questo: interviste vere ai politici. Vere, quindi scomode. La soluzione a questa lenta mitridatizzazione è la rimessa in discussione di noi stessi. Finche ci sarà sudditanza, rassegnazione e indifferenza da parte nostra, saremo noi la casta. Dobbiamo ricominciare da noi stessi, agendo nel piccolo, nelle città, cominciare a pensare che facciamo qualcosa semplicemente perché è giusto: questo è ciò che temono i controllori dell’informazione. Non si può ristabilire l’onestà per legge, siamo noi a dover cambiare mentalità. Quando qualche anno fa un ragazzo di meno di 20 anni si è accorto che era ingiusto pagare i costi di ricarica, e che solo in Italia si pagavano, ha mandato una lettera alla Corte Europea, e una al governo. È finita che i costi di ricarica sono stati aboliti per sollecitazione della Comunità Europea sul nostro governo. Questo è il potere dell’informazione. Se per dire queste cose, tristemente vere ma scomode, Piero Ricca raduna 100 persone e Bruno Vespa 4 milioni a sera, è chiaro che c’è un difetto nel nostro apparato d’informazione. Se Bossi può difendere Napolitano come «garante della costituzione» dopo aver di fatto per anni tentato la secessione, se Mentana può strillare come una vergine violata che Canale 5 non fa informazione, dopo averci lavorato per anni ed essere stato anch’egli servo di quel sistema fraudolento, se l’espressione “questione morale” ci fa venire in mente PD invece di Enrico Berlinguer, se ciascun politico ha potuto strumentalizzare a proprio comodo la dolorosa vicenda di Eluana, se ci facciamo intontire da questo “allarme stupri” da parte dei clandestini invece di pensare a perché e come arrivano in Italia, ma soprattutto se non ci accorgiamo che i nostri parlamentari (la maggior parte inquisiti o addirittura condannati) si stanno lentamente immunizzando, ci stanno togliendo la possibilità di votarli, stanno distruggendo uno stato già allo stremo delle forze, distraendoci quotidianamente con falsi problemi, allora è il caso di fermarsi un attimo.
Aristotele sosteneva che l’oligarchia fosse una forma di governo degenerativa, nella quale una ristretta classe di aristocratici corrotti amministrava il potere per i propri interessi…filosofia o triste profezia? In attesa di saperlo, abbiamo l’obbligo di stare attenti ad ogni dichiarazione, ad ogni legge illegittima, ad ogni tentativo politico di modificare la costituzione nelle sue fondamenta. Insomma, dobbiamo vigilare su noi stessi, sul nostro diritto ad un’informazione libera e sulla nostra libertà.







